Un'impronta femminile vicino al cadavere. L'autopsia sul corpo di Chiara: colpita prima al viso, poi alla nuca
FABIO POLETTI
INVIATO A GARLASCO (PAVIA)
Il primo colpo in fronte, sopra l’occhio sinistro. Il secondo sulla guancia destra. Poi un altro, ma forse di più, ancora più forte, sulla nuca, quando Chiara Poggi si era già voltata per scappare dal suo assassino, cercando di correre verso le scale che portano alla tavernetta. Impossibile stabilire con certezza l’arma. Impossibile accertare se a colpire sia stato un mancino. Impossibile stabilire se ad uccidere sia stato un uomo o una donna.
«I colpi sono stati scagliati con forte determinazione», dice solo Marco Ballardini, il medico legale che ieri all’ospedale di Vigevano ha compiuto l’autopsia sul corpo di Chiara, la ragazza di 26 anni uccisa lunedì mattina tra le 8,30 e le 10,30 nella villetta bianca di Garlasco dove nel pomeriggio sono tornati i tecnici della scientifica dei carabinieri.
Alle 18 vengono chiusi gli argini della roggia di via Lucchina che gira attorno alla casa. Si cerca l’arma del delitto, forse un martello, nella speranza che l’assassino se ne sia liberato buttandolo nel canale. Dentro la villa i tecnici dei carabinieri continuano i rilevamenti sulle numerose impronte, almeno una decina, lasciate nell’appartamento. Tra queste c’è anche quella di una scarpa da donna. Un particolare importante, se messo in relazione con quello che ha raccontato ai carabinieri una vicina, che giura di aver visto una bici nera da donna appoggiata al muro di cinta della villetta, proprio nelle ore in cui Chiara è stata uccisa. Una bicicletta che non è mai stata ritrovata, quasi un ago in un pagliaio in questo paesone di 10 mila abitanti, dove ci sono più due ruote che automobili.
venerdì 17 agosto 2007
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Habibi
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